La fusione accende altre startup

Il numero di start-up impegnate nella ricerca nucleare continua ad aumentare. Alcune (inevitabilmente) soccombono, molte altre nascono e ricevono cospicui finanziamenti. Il bilancio del 2017 è confortante: l’unica start-up nucleare che ha annunciato la fine della sua avventura è Transatomicpower. Il progetto, un reattore a sali fusi con un innovativo moderatore, non ha ottenuto sufficienti finanziamenti per proseguire la ricerca (https://neutronbytes.com/2018/09/30/transatomic-folds-its-tent-but-its-leagcy-may-live-on/).

Nel campo della fusione invece, sono in fase di decollo molte altre promettenti avventure industriali. Ne riportiamo alcune:

  1. CFS- Commonwealth Fusion System: propone un tokamak, ma molto più piccolo rispetto ai classici progetti, usando superconduttori ad alta temperatura (YBCO). Spin-off dell’MIT, finanziata fra l’altro dall’italiana ENI (…!).
  2. MIFTI : spin-off dell’università di Irvine in California. Propone un sistema molto compatto che ibrida il confinamento inerziale e quello magnetico.
  3. Compact Fusion System (CFS): basata a Santa FE, propone anch’essa un approccio misto magnetico e inerziale.
  4. Hyperjet Fusion: come le due precedenti. Il sito contiene una estesa descrizione della tecnologia proposta.
  5. TAE:  sistema di fusione basato su una miscela di plasma ultradenso. Da notare come il cocktail di carburante sia una miscela di idrogeno e boro!

Per quanto futuribili possano sembrare alcuni di questi approcci, la quantità di investimenti ed il calibro degli accademici dietro a questi progetti, suggerisce un’elevata confidenza nel successo di queste tecnologie.

Nel frattempo ITER produrrà il primo plasma nel 2025 (non ancora energia…).

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